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Depressione. Capolinea o nuovo inizio?

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La depressione non è la fine bensì l’inizio di un processo. Se non ignoriamo il suo richiamo alla crescita e al cambiamento, possiamo cambiare in meglio la nostra vita.

Depressione capolinea o nuovo inizio?

Non voglio vedere nessuno. Sono sdraiata in camera da letto con le tende tirate mentre il nulla mi sommerge. Tutto ciò che mi accade è colpa mia. Ho fatto qualcosa di sbagliato, qualcosa di così enorme che non riesco nemmeno a vederlo, qualcosa che mi annega. Sono inadeguata, sono stupida, indegna. Tanto varrebbe che fossi morta” - Margaret Atwood, Cat’s Eye

Lui: Che cos’hai?

Io: Niente.

Il niente stava lentamente intasando le mie arterie. Il niente stava lentamente paralizzando la mia anima. Imprigionata dal niente, senza dire niente, il niente diventa me. Quando sarò niente, tutti diranno, sorpresi come lo sono sempre: “Ma in lei non c’era proprio nulla che non andava” - Jeanette Winterson, Gut Symmetries

 

Questi sono solo alcuni dei modi di descrivere la depressione.
Sono solo alcuni ma potrebbero essere infiniti e chiunque ne soffre può confermarlo.

Secondo l’opinione popolare la depressione è un mostro, che causa dolore e sofferenza in chi ne soffre, a volte arrivando anche all’estremo del suicidio.
Sui giornali leggiamo dell’ultima scoperta scientifica secondo cui siamo a un passo dalla scoperta del gene che causa la depressione.
In televisione vediamo persone che, finalmente curate dalla depressione, sembrano passare da uno stato disperazione a uno stato di assoluta felicità e spensieratezza.
Il messaggio è che la depressione è un male che va estirpato a tutti i costi dalla nostra mente se vogliamo avere il controllo della nostra vita. E che se ci liberiamo dal dolore e dalla sofferenza avremo finalmente la vita che desideriamo.

E se controllare la depressione non fosse la soluzione?

In realtà la depressione è un segnale che la nostra vita non è più in equilibrio e che siamo in qualche modo intrappolati.
È un segnale di allarme e allo stesso tempo l’inizio di un viaggio che può trasformare e cambiare la nostra vita.

Ma se la depressione è un segnale, allora che cosa ci vuole dire?

La risposta varia da persona a persona ma alla base vi è sempre il fatto che ci stiamo comportando in modi che gradualmente ci allontanano sempre più dalle cose alle quali più teniamo e diamo valore.
La maggior parte di noi è infatti convinto che sia la depressione a causare il nostro ritiro dalle cose che danno senso alla nostra vita e che quindi sia necessario eliminare la depressione per continuare a vivere.
Ma sfortunatamente questo approccio diffuso e dettato dal senso comune è fallimentare, come ben sa chi ha provato ad eliminare pensieri, sensazioni, ricordi ed emozioni dolorose.
Perché in realtà negare o sopprimere la nostra esperienza interna a lungo termine aggrava la depressione.

E se la soluzione fosse permettere a noi stessi di sentire il dolore?

Pensiamo a un periodo della nostra vita in cui abbiamo vissuto momenti difficili nelle nostre relazioni interpersonali più intime o sul lavoro.
Forse ci è stato insegnato che in queste situazioni dobbiamo essere forti, e non permettere a noi stessi di provare dolore.
O, ancora peggio, ci è stato insegnato che provare tristezza, rabbia o paura è segno che c'è qualcosa che non va in noi.
Questi messaggi stridono però con ciò che invece tutti noi proviamo in queste situazioni.
E molto probabilmente questo è proprio ciò che, alla fine, ci ha spinto ad evitare di ascoltarci nella speranza che pensieri e sensazioni dolorose vadano via permettendoci di essere finalmente felici.
Ma, naturalmente , evitare ed e ignorare i segnali che il nostro corpo e la nostra mente ci invia non aiuta migliorare la situazione ma la peggiora.

                                                                                     

Anche se lo facciamo involontariamente, abituarci ad evitare le sensazioni spiacevoli o dolorose e le situazioni che le causano è ciò che scatena la depressione

                                                                                               

Ripensiamo a quelle situazioni in cui in passato ci siamo sentiti depressi. Poi facciamo un passo indietro e chiediamoci: è possibile che la depressione ci stia evitando di sentire quel dolore che proveremmo se affrontassimo quella situazione? È possibile che l’evitare quella sofferenza sia proprio il meccanismo che alimenta la nostra depressione?

Consideriamo per un momento queste possibilità.

Vivere secondo le nostre aspirazioni e secondo i nostri valori richiede il coraggio di stare a contatto con i nostri pensieri, le nostre sensazioni e i nostri ricordi a 360 gradi.
E sì, anche e soprattutto con quelli che possono causarci sofferenza.

  

                                                                                                                                                                                        

La psicoterapia basata su Mindfulness e Acceptance and Commitment Therapy è uno strumento fondamentale per apprendere un modo alternativo di gestire ansia e depressione.
Se hai una domanda o un dubbio o vuoi un’informazione puoi utilizzare il form presente in fondo alla pagina.

 Dott.ssa Carlotta Cristiani psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale di terza generazione (psicoterapia basata sulla Mindfulness e Acceptance and Commitment Therapy) a Bologna. Sostegno psicologico e percorsi di psicoterapia individuale finalizzati alla gestione di ansia e depressione.

                                                                                                                                                                                            


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