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Depressione. 6 miti da sfatare.

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Nonostante la depressione venga diagnosticata sempre più di frequente e sia destinata, a detta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a diventare una delle principali malattie del futuro,
nella nostra cultura e nell’opinione popolare continua a essere spesso rappresentata attraverso stereotipi dannosi.

 

Dott.ssa Carlotta Cristiani - Depressione 6 miti da sfatare

E’solo nella tua testa”. “Solo le donne soffrono di depressione”. “Se soffri depressione, sei destinato a soffrirne per tutta la vita.”
Ma è veramente così? In realtà, la depressione raccontata dai media e dal senso comune è spesso circondata da alcuni miti che è bene sfatare.

1. La depressione è solo una manifestazione esagerata di dolore e tristezza.

La depressione non si limita presenza di pensieri tristi che di tanto in tanto a tutti capita di avere.
Né è scatenata da eventi esterni quali ad esempio la morte di una persona cara, la fine di una relazione importante o la perdita del lavoro.
La depressione è caratterizzata da una schiacciante sensazione di tristezza e impotenza che accompagnano costantemente chi ne soffre, che non è scatenata da eventi particolari e che il tempo e la forza di volontà non sono sufficienti a curare.

2. La depressione non è una vera malattia.

In realtà la depressione è una malattia che, come tale, si manifesta non solo nei pensieri ma anche nel corpo. Alcune ricerche hanno dimostrato che la depressione ha cause genetiche e biologiche.
Nelle persone affette da depressione sono presenti alti livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e la loro TAC cerebrale mostra una maggior attività in determinate aree del cervello.

3. La depressione colpisce prevalentemente le donne

La depressione non discrimina in base al sesso. Benché la depressione venga diagnosticata più frequentemente nelle donne, ciò non significa che gli uomini ne siamo immuni.
Alcune ricerche hanno dimostrato che gli uomini sarebbero ugualmente vulnerabili alla depressione ma meno propensi a ricercare un trattamento a causa degli stereotipi di genere, ancora diffusi in molte società. Inoltre gli uomini che soffrono di depressione hanno una maggior possibilità di manifestarne i sintomi in modo meno “emotivo” rispetto alle donne, attraverso aggressività o abuso di alcol o droghe, comportamenti che di norma non vengono tradizionalmente associati alla depressione. Esisterebbe dunque una modalità di manifestazione dei sintomi depressivi legati al genere che fa sì che la depressione venga diagnosticata più frequentemente nelle donne.

4. L’unica cura efficace per la depressione sono gli psicofarmaci.

In caso di depressione particolarmente grave e debilitante, il primo passo è una terapia farmacologica.
Tuttavia, a lungo termine, il farmaco non è più sufficiente e le ricerche hanno dimostrato che con un trattamento combinato di psicofarmaci e psicoterapia, la probabilità di uscire dalla depressione è maggiore. I nostri pensieri e le nostre emozioni sono infatti influenzati e mediati dalla biochimica ma il nostro cervello risponde anche e soprattutto all’ambiente che lo circonda.
Cambiamenti radicali e profondi nel nostro modo di pensare e di relazionarci con l’ambiente esterno aiutano, a lungo termine, ad uscire dalla depressione.

5. Chi ha un genitore o un familiare che soffre di depressione, è destinato ad ammalarsi di depressione.

Nonostante la questione dei correlati neurobiologici e genetici della depressione sia tutt’ora dibattuta all’interno della comunità scientifica, le ricerche in questo campo hanno dimostrato che avere un parente che soffre di depressione aumenta solo marginalmente la possibilità di ammalarsi di depressione. Imparare a modificare il nostro ambiente e apprendere modalità efficaci per una gestione dei sintomi, in particolare cognitivi, sono due strumenti fondamentali che tutti possono apprendere per contrastare l’impatto dell’ereditarietà.

6. Se sono infelice, sono depresso (o rischio di diventarlo).

La depressione è una patologia complessa e invalidante, il cui impatto sulla società sarà sempre maggiore in futuro. Tuttavia l’essere infelici (anche per prolungati periodi di tempo) fa parte dell’esperienza di tutti gli esseri umani. La ricerca della perfezione e l’eliminazione di ogni disagio o dolore psichico o fisico attraverso gli psicofarmaci può erroneamente indurci a pensare di essere depressi quando in realtà stiamo solo affrontando momenti di sofferenza o disorientamento legati a particolari periodi della nostra vita. In alcune situazioni, essere infelici, abbattuti e demotivati può essere in realtà un campanello di allarme che, se ascoltato, ci motiva a mettere in atto quei cambiamenti necessari al nostro benessere psicofisico.

 

                                                                                                                                                                                  

La psicoterapia basata su Mindfulness e Acceptance and Commitment Therapy è uno strumento fondamentale per apprendere un modo alternativo di gestire la depressione.
Se hai una domanda o un dubbio o vuoi un’informazione puoi utilizzare il form presente in fondo alla pagina o contattarmi usando il numero di telefono o la mail.

Dott.ssa Carlotta Cristiani psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale di terza generazione (psicoterapia basata sulla Mindfulness e Acceptance and Commitment Therapy) a Bologna. Sostegno psicologico e percorsi di psicoterapia individuale finalizzati alla gestione di ansia e depressione.

                                                                                                                                                                                                                  


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