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Bisogni, desideri, aspettative…Chi controlla la psicoterapia?

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Ti sei mai chiesto perché il tuo terapeuta non ti dice di che cosa parlare durante le sedute? O, al contrario, hai mai privato irritazione di fronte all’atteggiamento direttivo del terapeuta? Se ti sei trovato in una di queste due situazioni, non sei il solo! Bisogni, desideri e aspettative e tutto ciò che ruota intorno ad essi sono parte integrante e fondamentale di ogni psicoterapia (come del resto di ogni relazione).

Non c’è nulla di male nell’avere un obiettivo da raggiungere in psicoterapia, anzi, gli obiettivi condivisi sono una parte importante dell’alleanza terapeutica. Ma se vuoi ottenere il risultato che tu desideri, allora gli obiettivi della psicoterapia devono essere i tuoi obiettivi.

Dott.ssa Carlotta Cristiani - Psicologa Psicoterapeuta Bologna - Bisogni, desideri, aspettative...chi controlla la psicoterapia?La situazione ideale prevederebbe che fossi tu ad avere il controllo degli obiettivi da ottenere, ma poiché sia tu che il terapeuta siete esseri umani, a volte tale situazione non si verifica. In quanto esseri umani dotati di bisogni e desideri, psicologo e cliente possono, sebbene involontariamente, ritrovarsi coinvolti in una lotta per il potere e il controllo della situazione. Quindi che cosa succede quando, inconsapevolmente, mettiamo in secondo piano i nostri desideri per dare la precedenza a quelli del terapeuta? Qual è invece il vantaggio di permettere ai nostri desideri di guidare la psicoterapia e come riuscire ad entrare in contatto con i nostri reali bisogni così da ottenere il massimo da essa?

 La risposta che diamo a queste domande avrà un impatto fondamentale sull’andamento della nostra psicoterapia.

Quando è il terapeuta a guidare

 A volte è naturale trovarsi in situazioni in cui non abbiamo altra scelta se non quella di accettare cose che vanno al di là del nostro controllo. In psicoterapia però, quando diamo la precedenza ai desideri o alla volontà dello psicologo rischiamo che il percorso si orienti verso i suoi bisogni invece che verso i nostri.

Ad alcuni di noi, sottomettersi alla volontà, agli scopi o ai desideri altrui viene naturale all’interno delle relazioni interpersonali. A volte ciò accade perché nel corso della nostra vita abbiamo imparato che è importante mettere in secondo piano i nostri desideri e i nostri bisogni e rimettersi alla volontà e al potere dell’altro.

Se questo è il caso, allora ci verrà spontaneo assumere una posizione sottomessa e deferente verso il nostro psicologo – dopo tutto la psicoterapia è una relazione interpersonale!

Non c’è niente di sbagliato in sé, quando questo succede. Anzi, paradossalmente è forse una delle cose migliori che possiamo fare con il nostro terapeuta poiché è il nostro personale modo per mostragli le nostre difficoltà in modo da poterci lavorare insieme.

Se però il terapeuta non capisce che è proprio la tendenza a sottometterci il nostro problema o se assume quel ruolo di potere che noi gli conferiamo, la psicoterapia rischia di perpetuare le nostre difficoltà relazionali invece che risolverle.

Come riconoscere quando stiamo mettendo in secondo piano i nostri bisogni e affidando il totale controllo della psicoterapia al nostro terapeuta?

Quando ciò accade, è probabile che ci possiamo ritrovare nelle seguenti situazioni:

-         Parliamo di ciò di cui il terapeuta ci chiede di parlare, non di ciò di cui vorremmo parlare

-         Il lavoro in psicoterapia assume le caratteristiche di un interrogatorio

-         Svolgiamo le attività o gli esercizi che il terapeuta ci propone anche se sentiamo che non rispondono ai nostri reali bisogni o scopi

-         Il terapeuta dà consigli che ci sentiamo obbligati a seguire invece che darci l’opportunità di imparare ad esplorare e rispondere ai nostri stessi bisogni

-         Sentiamo di fare più per il terapeuta che per noi stessi e la psicoterapia comincia a diventare un peso.

In una psicoterapia efficace invece, lo psicologo ci aiuta a vedere le modalità sottili con cui li invitiamo ad assumere il controllo e a dominare la relazione,permettendoci così di lavorare sul conflitto che noi proviamo tutte le volte che vorremmo affermare i nostri bisogni e i nostri desideri all’interno delle nostre relazioni interpersonali, fuori e dentro la psicoterapia.

Come nascondiamo i nostri desideri in psicoterapia?

Ecco alcuni modi con cui, inconsapevolmente, mettiamo in secondo piano i nostri desideri in terapi

             - Chiedere al terapeuta di cosa dovremmo parlare

             Questa è una domanda che viene spontaneo fare all'inizio della seduta. Tuttavia, una terapia è efficace quando è diretta dal nostro desiderio di parlare di ciò che riguarda noi e gli  scopi che ci prefiggiamo di raggiungere.

-         Seguire i consigli del terapeuta anche quando non ci sembrano giusti per noi

Questo può essere il caso quando abbiamo la sensazione di stare facendo le cose e più per il terapeuta che per noi stessi. Se riconosciamo di non aver il controllo sull’andamento della terapia e che il percorso non è orientato verso i nostri bisogni, la cosa migliore è parlarne con il nostro psicologo.

-         Chiedere consiglio su cosa fare

E’ naturale sentire il bisogno di chiedere consiglio allo psicologo.  Tuttavia, un terapeuta efficace non ci darà consigli diretti ma ci aiuterà a individuare e superare gli ostacoli che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi. Il consiglio diventerebbe un “cerotto” che nasconde le nostre difficoltà nell’ascoltare e perseguire i nostri desideri e i nostri bisogni. Scoprire e superare le barriere che ci impediscono di ascoltare noi stessi aiuta a guarire quelle ferite che ci hanno creato proprio quelle difficoltà nell’ascoltare i nostri desideri. Se il tuo terapeuta ti dà consigli, potrebbe creare una situazione che favorisce la tua dipendenza da lui, invece di stimolarti a diventare più indipendente.

-         Proseguire la psicoterapia anche se vorremmo terminarla.

A volte rimaniamo in psicoterapia per un senso di obbligo e non perché ne sentiamo davvero il bisogno. Se sentiamo che il nostro terapeuta non è disposto a discutere insieme a noi circa i nostri bisogni e i nostri desideri legati all’andamento della psicoterapia, potrebbe essere il momento di cercare un altro terapeuta con cui lavorare.

 Naturalmente a volte accade che chiedere e ottenere consigli dal nostro terapeuta, ci sembri la cosa più naturale da fare poiché ne traiamo immediato beneficio. Ma se fosse proprio le nostre difficoltà ad affermare inostrii bisogni il focus della psicoterapia? E se lavorare sul non sapere ciò che vogliamo, sul perché ci sentiamo scollegati dai nostri reali desideri fosse proprio un’area da esplorare e su cui lavorare insieme allo psicologo?

 Lavorare proprio su questi limiti con il terapeuta porta a una trasformazione di quegli schemi, interni e comportamentali, che ci impediscono di raggiungere i nostri scopi.

Un terapeuta efficace ci sosterrà mentre cerchiamo di scoprirli e ci stimolerà a lavorarci su per metterci in condizione di sapere che cosa desideriamo realmente, nella relazione con il terapeuta e con le altre persone in generale.

                                                                                                                       

La psicoterapia basata su Mindfulness e Acceptance and Commitment Therapy è uno strumento fondamentale per apprendere un modo alternativo di gestire ansia e depressione. Se hai una domanda o un dubbio o vuoi un’informazione puoi utilizzare il form presente in fondo alla pagina.

Dott.ssa Carlotta Cristiani psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale di terza generazione (psicoterapia basata sulla Mindfulness e Acceptance and Commitment Therapy) a Bologna. Sostegno psicologico e percorsi di psicoterapia individuale finalizzati alla gestione di ansia e depressione.

                                                                                                                                                                     


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